ANPAS trasforma l’energia dei cittadini in forza organizzata

di Valentina Tafuri

Dal volontariato spontaneo all’azione coordinata: con il progetto Impact, ANPAS crea un protocollo per affiancare i soccorsi e rafforzare la cultura della protezione civile in Italia.


Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili,
nel 2023 circa 4,7 milioni di persone di età superiore ai 15 anni — pari al 9,1% della popolazione — hanno svolto attività di volontariato, sia organizzato sia sotto forma di aiuto diretto. La partecipazione risulta in calo rispetto al 2013, ma resta significativa. Sebbene i dati non misurino direttamente la risposta della popolazione in caso di calamità naturali, il volontariato continua a rappresentare una componente rilevante della solidarietà sociale in Italia.

È quanto si è visto in molti casi, tra gli ultimi, le alluvioni che hanno interessato la Toscana e l’Emilia Romagna tra il 2023 ed il 2024, quando in tantissimi si sono mobilitati per spalare via il fango da strade, abitazioni, negozi. L’intervento massivo di persone che accorrono sui luoghi dove è accaduta una sciagura rischia però di essere di intralcio per le forze organizzate già in campo, di essere inefficace se gli strumenti ed i dispositivi non sono sufficienti e di mettere in pericolo l’incolumità degli stessi soccorritori se manca la giusta consapevolezza.

«Il volontariato spontaneo è un segnale prezioso del senso civico del nostro Paese», sottolinea il Presidente nazionale ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze ODV) Niccolò Mancini, «ma perché diventi davvero efficace deve potersi integrare in modo ordinato con il sistema organizzato di protezione civile. Con il progetto Impact vogliamo trasformare l’energia dell’aiuto spontaneo in una forza coordinata, sicura e consapevole, capace di affiancare efficacemente i soccorsi e far conoscere il sistema del volontario italiano e di Anpas che consente ad ogni cittadino di essere parte attiva e di portare un contributo assolutamente compatibile con la vita di ognuno». 

Niccolò Mancini

È dunque per non disperdere questa energia dei volontari occasionali, per sensibilizzare i cittadini sul ruolo che ciascuno può avere nella catena dei soccorsi e per valorizzare le associazioni di volontariato, che talvolta vedono il volontariato spontaneo come una minaccia, che è nato il progetto Impact – Impegno sociale coeso per un’azione organizzata – di cui ANPAS – è capofila, iniziativa finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai sensi dell’art.72 del D.Lgs. 117/20217. Impact è un progetto pilota di innovazione e coesione sociale su scala nazionale, che mira a creare nuove forme di collaborazione e vede ANPAS collaborare in partenariato con UNPLI – Unione Nazionale Proloco d’Italia APS e con altri enti fra cui: il Dipartimento di Protezione Civile, ANCI Toscana, ANCI Marche, ANCI Emilia-Romagna, Forum Terzo Settore, CSVnet e Confcooperative.

Le tappe di Impact

Il progetto ha quindi l’obiettivo di cogliere in pieno l’opportunità rappresentata dalle persone che, spinte da senso civico e solidaristico, sono desiderose di rendersi utili agli altri in maniera del tutto disinteressata ma preferiscono farlo in maniera svincolata da associazioni e gruppi organizzati. Queste forze di cittadinanza attiva, che hanno dimostrato, in diverse occasioni, quanto siano preziose, vanno però coordinate ed armonizzate con la Protezione Civile e con le altre realtà organizzate presenti sul territorio per garantire che l’intervento in soccorso ai cittadini in stato di emergenza sia utile, efficace, sicuro.

Impact ha innanzitutto previsto uno studio sociologico che ha coinvolto 2.400 persone, su tutto il territorio nazionale, a cui è stato somministrato un questionario volto a meglio comprendere il mondo dei volontari, le loro motivazioni e gli ostacoli che li inducono ad abbandonare questa nobile attività. Il tratto emerso dalla ricerca, comune sia ai volontari strutturati che a quelli spontanei, sono le ragioni che li muovono: sia legate ai temi della solidarietà e dell’etica che a ragioni più individualistiche quali la possibilità di socializzare o di crescita personale o professionale. Comuni anche le ragioni dell’abbandono o della difficoltà di inserirsi in reti di volontariato organizzato: tra tutte prevale la paura di non avere abbastanza tempo a disposizione e il mancato riconoscimento del contributo apportato. Chi sceglie il volontariato organizzato invece lo fa per dare maggiore efficacia alla propria azione.

Nella seconda fase del progetto, partendo da questo studio, è scaturita una riflessione, che ha coinvolto gli stakeholders, le comunità, le organizzazioni, a partire dalla quale sono state redatte delle linee guida ed un vero e proprio protocollo che, tenendo conto di opportunità e rischi, si propongono di valorizzare la cooperazione tra i vari attori del volontariato, nel rispetto della legalità, della responsabilità e del lavoro delle strutture già a questo preposte.

La normativa vigente infatti riconosce la figura del volontario occasionale ma lascia ai singoli Enti, di fatto i Comuni, l’onere di organizzarne il suo coordinamento e la gestione. Inoltre, il Decreto Legislativo 1/2018 (CPC) riconosce che, in situazioni di emergenza, “i cittadini possono concorrere allo svolgimento delle attività di protezione civile, acquisite le conoscenze necessarie” e di poter agire “a titolo personale e responsabilmente per l’esecuzione di primi interventi immediati direttamente riferiti al proprio ambito personale, familiare o di prossimità, in concorso e coordinandosi con l’attività delle citate organizzazioni”.

Per questo il progetto ha previsto, in una terza fase, l’informazione e la preparazione consapevole di questi cittadini volenterosi affinché si integrino in un contesto in cui operano diversi attori (Comuni, Enti Locali, Protezione Civile, altre associazioni di volontari individuate sul territorio) e con questi lavorino in maniera coordinata ricevendo anche il giusto riconoscimento morale nel rispetto e nella valorizzazione delle diverse forze messe a sistema.

Che cosa prevede il protocollo

Il protocollo Impact contempla inoltre le “organizzazioni intermediarie sui territori”, come gruppi di amici o di genitori, gruppi sociali o gruppi e associazioni non profit che hanno nel loro Statuto attività a beneficio della società. Queste, seppur in alcuni casi non obbligatoriamente riconosciute giuridicamente, avendo relazioni radicate, godono dell’autorevolezza necessaria per svolgere un ruolo strategico di mediazione che include la comunicazione e la formazione ai cittadini, già a partire dalla fase pre-emergenziale.

Anche di queste dovrà quindi tener conto il Piano di Protezione Civile Comunale per favorire l’integrazione e la pianificazione dell’uso delle forze di volontariato “spot” ad esempio stabilendone le modalità di ingaggio, chiarendone diritti e doveri, individuando le attività da affidargli ed i dispositivi di cui dotarli, creando relazioni tra i volontari prima dell’emergenza per favorire e semplificare la comunicazione e la collaborazione.

Il protocollo individua, durante la risposta alle emergenze, anche la figura di un “tutor facilitatore” come elemento di raccordo tra i volontari spontanei e quelli organizzati e che aiuti ad ottimizzare i processi, ad evitare conflitti tra le forze organizzate e spontanee e a semplificare il flusso delle informazioni. In conclusione, Impact sottolinea l’importanza del coordinamento che avviene prima, durante e dopo l’evento emergenziale, dando il giusto rilievo al potenziale contributo dei volontari spontanei e valorizzando l’apporto dei volontari organizzati, sottolineando l’importanza della diffusione di cultura e consapevolezza delle attività di protezione civile, dei rischi, del coordinamento, della collaborazione e della comunicazione.

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