Sostenibilità e lavoro: il ruolo chiave della CSR nella parità di genere (e non solo)

di Elisa Marasca
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Le donne, nonostante risultati scolastici migliori, sono ancora penalizzate sul posto di lavoro. E i giovani non se la passano meglio. Tuttavia, esistono iniziative virtuose di imprese socialmente responsabili.

 

Nel contesto europeo, il tasso di occupazione femminile in Italia è quello più basso. Lo ha rivelato un dossier del Servizio studi della Camera dei Deputati, pubblicato a dicembre 2023. Le donne, spiega il rapporto, sono più degli uomini, studiano di più e spesso conseguono risultati accademici migliori. Ma lavorano meno e, soprattutto, sono meno valorizzate sul posto di lavoro.

Il dossier, relativo al quarto trimestre 2022, specifica che il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni è stato, infatti, pari al 55%, mentre il tasso di occupazione medio europeo è pari al 69,3%. Inoltre, in Italia si registra un divario anche nel rapporto tra la popolazione maschile e quella femminile nel mondo del lavoro: le donne occupate, infatti, sono circa 9,5 milioni, mentre i maschi occupati sono circa 13 milioni.

A questo si aggiunge che una donna su cinque fuoriesce dal mercato del lavoro a seguito della maternità. «Questo aspetto riveste una particolare rilevanza in quanto indice della difficoltà per le donne di conciliare esigenze di vita con l’attività lavorativa», si legge nel dossier. La decisione di lasciare il lavoro è infatti determinata per oltre la metà, il 52%, da esigenze di conciliazione e per il 19% da considerazioni economiche. In generale, il divario lavorativo tra uomini e donne è pari al 17,5%, dato che arriva al 34% in presenza di uno o più figli minori. Anche secondo il Rapporto ISTAT SDGs 2023, la distribuzione del carico di lavoro per le cure familiari tra uomini e donne non migliora, ma l’istruzione si conferma fattore protettivo per l’occupazione delle donne con figli piccoli. La differenza occupazionale tra lo status di madre e non madre è infatti molto bassa in presenza di un livello di istruzione più elevato, con un valore dell’indicatore pari al 91,5%.

Il divario nelle discipline scientifiche 

Sempre ISTAT ha specificato che la scarsa partecipazione della popolazione femminile al mondo del lavoro è ascrivibile anche alla bassa quota di lauree in discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) tra le donne laureate. Infatti, secondo il rapporto sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali riferito al 2022 (pubblicato a ottobre 2023) il numero di lauree STEM tra le donne risulta della metà rispetto agli uomini. 

Tra tutte le discipline, infatti, 1 uomo su 3 è laureato in materie scientifiche e tecnologiche, mentre tra le donne il rapporto scende a 1 su 6. Tra le politiche sovranazionali volte a favorire l’occupazione femminile va, il dossier della Camera ricorda la direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023, che dovrà essere recepita entro il 7 giugno 2026. Questa norma stabilisce prescrizioni minime per rafforzare l’applicazione del principio della parità retributiva per uno stesso lavoro tra uomini e donne e il divieto di discriminazione in materia di occupazione e impiego per motivi di genere. Per il conseguimento dei suddetti obiettivi, la direttiva prevede obblighi di trasparenza e di informazioni in materia di retribuzioni, nonché di adeguamento, in caso di sussistenza di discriminazioni retributive di genere immotivate.  La direttiva riguarda tutti i datori di lavoro, sia del settore pubblico che di quello privato, tutti i lavoratori, e i candidati.

Copia di Beside team femminile

Investire nelle donne e nei giovani

Beside Agency, un’azienda di comunicazione con sede a La Spezia, si distingue nel mare delle imprese per un organigramma che vanta una significativa presenza femminile, non legata alle quote rosa. Tutto fuorché una questione di numeri, come spiega Carlotta Farnocchia, General Manager e Creative Director. «Qui non c’è alcuna differenza, il management è molto attento a mettere tutti sullo stesso piano. Non conta l’età o il sesso, che spesso diventano ostacoli insormontabili per ritagliarsi uno spazio all’interno di un contesto lavorativo. La nostra società vive ancora di pregiudizi e non è raro che un cliente che si trova di fronte un interlocutore giovane e per giunta donna sia portato a non prenderla in considerazione o peggio si senta in diritto di concedersi confidenze che non gli spettano affatto. È qui che entra in gioco l’intelligenza di chi sta al vertice». Oggi la presenza femminile è maggioritaria e l’età media dei dipendenti è scesa a circa 30 anni. 

Beside investe anche nei giovani, offrendo collaborazioni a progetto – e non stage – a laureandi che ricevono formazione personalizzata. Questo approccio non solo promuove l’inclusione e l’uguaglianza di genere, ma investe nella crescita professionale dei giovani, preparandoli con esperienza pratica oltre alla teoria accademica. Lo fa in un Paese, il nostro, dove negli ultimi 18 anni – dal 2004 al 2022 – l’occupazione di giovani tra i 15 e i 34 anni è diminuita di 8,6 punti percentuali (dal 52,3 al 43,7%), mentre per la fascia 50-64 anni è aumentata di 19,2 punti (dal 42,3 al 61,5%). Lo ha dichiarato uno studio di ActionAid e CGIL, pubblicato a gennaio 2024.

Una delle cause di tale tendenza è la condizione occupazionale caratterizzata da un’alta vulnerabilità: difficoltà di inserimento e di permanenza nel mercato del lavoro, forme contrattuali che non garantiscono rapporti di lavoro di lungo periodo e avanzamenti di carriera più lenti e meno appaganti di quelli delle generazioni precedenti. I dati evidenziano che la quota di dipendenti con contratto a termine è infatti molto più alta tra la popolazione giovane (30,2%) rispetto alla restante (13,2%). Risulta poi ancora più complesso per i giovani raggiungere una vera e propria indipendenza economica. In Italia, infatti, la retribuzione media annua lorda per dipendente è di circa 27 mila euro, inferiore del 12% rispetto alla media Ue e del 23% rispetto a quella tedesca.

 

Cover Photo:  Pixabay / Geralt

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