Anpas: «Chi sa come intervenire, è già protagonista del cambiamento»

di Valentina Tafuri
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Dal progetto “Sunu Dom” all’impegno per la salute e la protezione dell’infanzia vulnerabile in Senegal , l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (Anpas) guida un’azione concreta fatta di ambulanze, ambulatori e formazione. Un modello di cooperazione che punta sulla trasmissione di competenze per generare cambiamento duraturo.

 

Anpas svolge in Italia il proprio servizio di trasporto sanitario e sociale, di assistenza nell’ambito dell’emergenza sanitaria 118, della donazione del sangue, della protezione civile e antincendio su tutto il territorio italiano, opera anche nel campo delle adozioni e della cooperazione internazionali. È proprio in questo settore che si colloca il progetto Sunu Dom per la protezione, la cura e il benessere dell’infanzia vulnerabile in Senegal, a cui Anpas ha partecipato in qualità di ente capofila.

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Il progetto è stato sviluppato insieme ad Arcobaleno Onlus e Cifa ets, in collaborazione con due organizzazioni locali, Maison de la Gare e Sourires d’Enfants, e con il coinvolgimento del Dipartimento di Protezione Giudiziaria e Sociale (DPJS) del Senegal. Finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Commissione Adozioni Internazionali, Sunu Dom ha agito su quattro ambiti principali: la tutela dell’infanzia (contro sfruttamento, matrimoni precoci e violenze di genere), l’istruzione, la migrazione e la salute.

La formazione come cuore dell’intervento

L’azione di Anpas si è concentrata in particolare nell’ambito sanitario e nella tutela dei minori, con l’obiettivo di rafforzare i servizi di emergenza sul territorio e garantire cure tempestive. Sono state donate tre ambulanze alla capitale del Senegal Dakar: due offerte dalla Croce Bianca di Orbassano (Torino), una dall’azienda EDM di Castrocaro Terme (Forlì-Cesena).

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Accanto a questo, Anpas ha allestito tre ambulatori medici, dotati di attrezzature elettromedicali in grado di garantire assistenza ai bambini e ai giovani pazienti senegalesi. La donazione dei mezzi è stata accompagnata da un investimento fondamentale: la formazione. Come ha spiegato in una nota stampa il presidente di Anpas, Niccolò Mancini, ogni ambulanza è arrivata «con un carico ancora più prezioso: le competenze per usarla al meglio». Per l’organizzazione, infatti, la formazione non è un’aggiunta ma «il cuore pulsante del nostro agire».

Mancini ha sottolineato che Anpas trasmette tecniche di soccorso e, soprattutto, un modo di prendersi cura degli altri. Lo fa nei corsi in Italia, nei campi di emergenza e nei progetti internazionali. La formazione, ha aggiunto, «è ciò che distingue un progetto temporaneo da un’eredità che resta».

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Tecniche salvavita e competenze che restano

Il progetto ha incluso un ciclo di formazione di cinque giorni per 22 operatori dei servizi sociali e membri del DPJS provenienti da diverse regioni del Senegal. Le lezioni, tenute da formatori Anpas con il supporto di due tecnici locali, hanno riguardato l’autoprotezione, la rianimazione cardiopolmonare su adulti e bambini, e l’intervento su soggetti traumatizzati.

Le sessioni teoriche sono state integrate da simulazioni pratiche, per permettere ai partecipanti di mettere subito in atto quanto appreso. Gli operatori formati avranno poi il compito di trasmettere le conoscenze acquisite ad altri colleghi nelle rispettive comunità.

image4Formare per costruire risposte stabili e condivise

Mancini ha ribadito che Anpas non crede nell’aiuto calato dall’alto. Al contrario, ha sempre scelto «la strada più lunga», quella che passa attraverso la formazione, l’ascolto e la costruzione condivisa. L’obiettivo non è solo trasferire competenze tecniche, ma generare fiducia e offrire strumenti duraturi.

Insegnare manovre salvavita significa, per Anpas, prendersi cura delle persone e lasciare un segno. «Ogni persona che sa come salvare una vita – ha dichiarato Mancini – è già parte della nostra grande famiglia».

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