Aziende e diritti umani: la realtà oltre la normativa secondo Oxfam

di Elisa Marasca
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cover-Oxfam- di Fabhea Monir
Quasi un terzo delle aziende non presta sufficiente attenzione alla tutela dei diritti umani. Lo svela un’indagine condotta in Italia in cui il 70% degli intervistati ha mostrato sensibilità al tema, ma con poche azioni effettive per prevenire i rischi lungo le filiere di produzione.

 

Nel 2023 il Parlamento Europeo ha adottato la sua posizione sulla proposta di Direttiva sulla due diligence, in base alla quale le imprese dovranno tenere conto degli impatti sui diritti umani e sull’ambiente nelle attività aziendali, nelle proprie filiali e nelle proprie catene del valore.

Ma quali sono le motivazioni che spingono le aziende ad adottare politiche efficaci e quali, invece, le difficoltà che incontrano? Quali sono gli strumenti, le risorse e le metodologie che utilizzano e di cosa hanno bisogno?

Fruit company workers on a mango plantation

Photo: Tatiana Cardeal

Con l’obiettivo di rispondere a queste domande, Oxfam Italia (parte della confederazione Oxfam, organizzazione non governativa attiva da oltre 80 anni in 86 paesi per la riduzione della disuguaglianza e della povertà) e Collectibus (società benefit che affianca imprese e manager che vogliono innovare in modo concreto i propri modelli di business) ha realizzato un’indagine a cui hanno aderito 77 aziende italiane di diversi comparti produttivi, campione tra i più rappresentativi delle ricerche finora condotte in Italia sul tema.

Il 56% di loro conta più di 250 dipendenti e il 32% opera nella filiera agroalimentare. Questo ha permesso di evidenziare opportunità e criticità per l’integrazione dei diritti umani negli attuali modelli di business. Il dato più significativo è che quasi un terzo delle imprese in Italia non presta sufficiente attenzione al rischio di violazioni dei diritti umani legate alla propria attività. Il 70% infatti si dichiara particolarmente attento al tema, pur non avendo piena contezza delle risorse impiegate, dei metodi utilizzati per l’analisi, delle politiche e pratiche adottate lungo la filiera di produzione. A questo proposito, per esempio, solo il 10% compie valutazioni tramite visite reali ai propri fornitori. I dati sono stati presentati nel corso del webinar promosso da Oxfam e Collectibus, con la partecipazione e il contributo di Luciano Pirovano, Global Sustainable Development Director Bolton Food (impresa multinazionale familiare italiana che produce e distribuisce prodotti alimentari, marchi beauty e personal care), che è stato seguito da Oxfam nell’aggiornamento della policy aziendale sui diritti umani.

Un tema percepito come prioritario, ma ancora c’è scarsa attenzione alle filiere di produzione

La valutazione e la prevenzione di qualsiasi violazione dei diritti umani è un processo assolutamente necessario e non più volontario per vincere la sfida della sostenibilità, ma in Italia c’è ancora molta strada da fare: solo il 12% degli intervistati ad oggi dichiara di aver adottato strumenti e processi concreti di due diligence”, ha detto Marta Pieri, Head of Private Sector Partnership di Oxfam Italia. Per Danilo Devigili, Partner di Collectibus, le aziende negli ultimi anni hanno interpretato il tema della sostenibilità principalmente dal punto di vista ambientale. I dati raccolti però testimoniano che sta maturando una diversa consapevolezza, che guarda anche al soddisfacimento di alcuni fondamentali bisogni sociali e di pacifica convivenza tra gli uomini, tra cui il rispetto dei diritti umani.

Photo: Andrea Mora

“Per Bolton Food la collaborazione quadriennale con Oxfam esprime la volontà di affrontare anche l’aspetto sociale della sostenibilità, oltre a quello ambientale, con un approccio trasformativo, prerogativa di tutte le nostre partnership. Siamo fieri di essere la prima azienda italiana al mondo ad aver stretto una partnership con Oxfam con un approccio multi-Paese su questi temi, al fine di promuovere e costruire una filiera sempre più equa, dove inclusione, eliminazione delle disuguaglianze, parità di genere e rispetto di diritti e di condizioni di lavoro sicure e dignitose siano garantite a tutti i suoi componenti”, ha commentato Luciano Pirovano, Global Sustainable Development Director Bolton Food. Pirovano ha raccontato che grazie alle acquisizioni effettuate negli ultimi anni, all’azienda “si è aperto un mondo”, trovandosi con fabbriche da gestire in Ecuador, Marocco, Colombia, Isole Salomon. Da quel momento hanno posto ancora più attenzione alla filiera, per capire i rischi di violazione dei diritti umani sia per l’azienda sia per tutti i collaboratori e stakeholder. “Uno degli esempi in questo senso è stato l’attivazione di un grievance mechanism (cioè meccanismo di reclamo) indipendente e anonimo che fosse utile e accessibile a tutti, indipendentemente dal ruolo o luogo di lavoro”, ha aggiunto.

Servono maggiori informazioni e formazione

Dall’analisi si evince inoltre che la scelta di occuparsi del tema dei diritti umani è dettata per il 45% dalla necessità di essere coerenti con i valori aziendali e per il 34% dall’adeguamento a una prassi diffusa nel settore di riferimento. Restano sullo sfondo i rischi connessi alle attività lungo la filiera di approvvigionamento, soprattutto in Paesi a rischio, e funzioni di controllo affidate a soggetti indipendenti. Due elementi percepiti come leve marginali, soprattutto nelle piccole e medie imprese. Tra le principali criticità, la ricerca ha evidenziato come nel 61% delle aziende, la responsabilità e la gestione del tema dei diritti umani sia affidata unicamente all’area risorse umane. Solo nel 2% dei casi è coinvolto il settore acquisti, cruciale per la valutazione dei rischi lungo le filiere e la selezione di partner e fornitori. Che il tema sia percepito come essenzialmente ‘interno’ emerge anche dagli strumenti utilizzati: il 33% delle aziende si affida a questionari diffusi solo presso la platea dei dipendenti, con una scarsa adozione di risk analysis o visite ai fornitori. Nel 18% dei casi le aziende si affidano invece a studi di settore. Solo il 26% delle imprese, poi, ha una policy aggiornata in termini di diritti umani.

Tea truck

Photo: Rohanna Raman

È infine evidente il bisogno che le aziende hanno di informazione, formazione, sensibilizzazione dei dipendenti e del management in tema di diritti umani (41%), oltre che di un supporto specializzato (27%) per governare al meglio una materia di cui hanno compreso l’importanza, ma che non riescono ancora a gestire in modo strutturato. Manca quindi un percorso di lavoro condiviso nella maggior parte dei casi, che i protagonisti del webinar si auspicano.

 

Photo Cover: Fabhea Monir

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