Vazapp: «Diamo dignità alle menti e alle mani che lavorano la terra»

di Manuela Contino
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Giuseppe Savino e i volontari di Vazapp mettono insieme mondi diversi: ci sono architetti, designer fotografi videomaker, docenti universitari, artisti, musicisti che hanno dato vita a una concezione nuova di agricoltura.

 

È la Puglia il territorio in cui nasce e si sviluppa Vazapp, un progetto legato all’agricoltura, che si propone di dare nutrimento alle persone su più livelli. Lo fa attraverso un format ormai consolidato e a un modello sistemico creato da un network di professionisti a livello globale. Accade così che in un campo agricolo è possibile ammirare installazioni di fiori e luci e soprattutto entrare in uno spazio di accoglienza per godere l’esperienza del contatto diretto con la terra, i suoi prodotti e chi li coltiva. L’assunto di base come ci racconta il fondatore di Vazapp, Giuseppe Savino, è costruire la cultura della relazione.

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Vazapp nasce dalla tua esperienza personale di vita. Cosa secondo lei mancava nel settore agricolo e quali sono stati i principi fondanti di Vazapp?

Mancava quella che oggi chiamerei la “felicità ad ettaro”, un’agricoltura misurata non sulla quantità, ma sulla qualità. In agricoltura più cresce la dimensione di un’azienda e più diminuisce il tempo delle relazioni che fondano la vita. Ho vissuto questa dinamica con mio papà, che definisco ‘emigrato in campagna’. Ogni prodotto è frutto di un tempo speso nella terra e dobbiamo attenderne molto per vedere il risultato del nostro lavoro e anche se ci chiamano imprenditori non siamo noi a deciderne il prezzo. Mi sono chiesto se fosse possibile cambiare il metodo. Questo era il desiderio, che mi ha fatto incontrare altre persone e in particolare Don Michele de Paolis, prete di strada che ha fatto la storia del nostro territorio, con il quale andavamo a parlare del senso della vita con i giovani in un pub, raccogliendo 200 presenze a serata. Don Michele ci disse che avevamo una terra che è Vangelo e di provare a fare qualcosa per ridare dignità a un settore che generava una serie di mostri, vedi il caporalato e lo sfruttamento.

Così nacque Vazapp?

Sì così nasce il progetto, che nel nome contiene l’invito di mio padre che mi diceva «vai a zappare», non sognare perché sognare in agricoltura è vietato, denunciando un’impossibilità di cambiamento in un settore arcaico e lento. Io non mi scoraggio, lascio il posto fisso e con delle persone e Don Michele fondiamo l’associazione Terra Promessa, in cui cresce Vazapp. Il progetto contrariamente a ciò che di solito succede nel mondo dell’agricoltura, mette insieme mondi diversi. Ci sono architetti, designer fotografi videomaker, docenti universitari, artisti, musicisti che hanno dato vita a una concezione nuova di agricoltura che si sintetizza con tre parole chiave: mente d’opera, filiera colta, chilometro vero. Tre livelli che sono un upgrade dei principi su cui si regge l’agricoltura che sono manodopera, filiera corta, chilometro zero. Diamo così dignità alle menti, non solo alle mani che lavorano, affermiamo che per fare agricoltura bisogna studiare e informarsi non improvvisare, e che il chilometro vero è elemento fondamentale che dà alle persone la garanzia di un rapporto basato sulla fiducia dando la possibilità alle persone di sapere da dove viene il cibo e chi lo fa.

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Quali sono le attività che organizzate per coinvolgere e aumentare la community (dal Digital a eventi in persona)?

Essenzialmente sono di due tipi. In prima istanza abbiamo fatto un’azione annoverata come importante innovazione sociale applicata all’agricoltura. È un format che capovolge il modo di interagire con i contadini, che nel modello classico vengono chiamati a raccolta quando c’è il problema con convegni che sono in contrasto con gli orari della campagna e durante i quali, nessuno ti mette in relazione e in cui molte volte chi sta sul palco non conosce la materia. Noi abbiamo inventato le “contadinner” per far incontrare i contadini in orario serale. Gli rendiamo la casa bella per invitare i confinanti, gli portiamo gli chef che lavorano la materia prima portata dagli ospiti, facciamo in modo che durante la serata si conoscano scambino di idee e proposte. Formiamo un cerchio in cui gli agricoltori sono al centro e si raccontano la propria attività e poi ognuno deve raccontare storia dell’altro. Negli altri cerchi sono seduti gli amministratori politici in ascolto, le associazioni di categoria e gli ordini professionali. E nel contempo raccogliamo dati, che sono confluiti in uno studio scientifico condotto dall’Università di Foggia che attesta che le “contadinner” possono sfociare in dinamiche di nuove relazioni, cooperazione e scambio di saperi.
A causa del Covid ci siamo fermati per un periodo, ma con i dati che avevamo abbiamo ragionato sul secondo step, sul praticare un’altra agricoltura, coltivando i campi con il principio della ‘relazione ad ettaro’, dove l’agricoltura coltiva su spazi che si fanno belli per accogliere le persone. Ho iniziato dai tulipani e nello stesso periodo era venuto su il Vigneto di Federico II su cui abbiamo disegnato i tre simboli federiciani. Un’installazione grandiosa e da allora abbiamo disegnato altri campi, realizzando ad esempio il rosone della cattedrale di Troia nel campo di girasoli. Un omaggio ai rosoni delle cattedrali di Puglia (in lizza come patrimonio UNESCO), presso cui li indirizziamo le persone dopo la visita al campo.

Qual è il nuovo modello che Vazapp intende creare per i giovani?

Nel modello proposto da Vazapp, accorciando le distanze i conti tornano. A differenza della distribuzione classica, con questo metodo non abbiamo scarti.

Abbiamo attivato dalle pagine web di Vazapp due call per cercare giovani agricoltori innovatori, che vogliano fare questo tipo di percorso all’interno delle loro aziende. Attraverso il progetto, in collaborazione con la Regione, siamo in grado di formali e condurli ad un cambio di paradigma.

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Su quali risorse basate la vostra sostenibilità economica? Avete anche rapporti con aziende?

Noi siamo partiti come volontari, poi ci siamo strutturati per realizzare le attività che mettiamo in pratica. Tutti i professionisti di Vazapp hanno un lavoro di base e poi collaborano con l’associazione. Partecipiamo a pochi bandi ma con alta percentuale di riuscita. Abbiamo individuato un bisogno latente, che sarebbe utile che gli amministratori valorizzassero per mettere in atto politiche non di emergenza ma di previsione.

Abbiamo rinunciato spesso a partnership con aziende perché andavano contro la nostra visione. Abbiamo detto di no a delle collaborazioni con marchi importanti e a contributi economici, con la consapevolezza di utilizzare i nostri format per fare innovazione sociale, cercando di trasmettere i nostri valori alle persone, come il rispetto per l’ambiente e il “fare agricoltura” oltre ciò che vivono quotidianamente.

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