Il sogno di Giulia Zedda prima di morire a 10 anni? Aiutare le famiglie dei bambini meno fortunati

di Francesco Fravolini
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Intervista a Eleonora Galia, presidente dell’associazione di beneficenza nata dopo la perdita della figlia Giulia: «Poco prima di lasciare questa vita, Giulia mi ha confessato una sua volontà: voleva donare tutti i suoi libri, tutti i suoi giochi, tutti i suoi abiti ai bambini meno fortunati di lei… Negli anni il dolore si è trasformato in amore»

 

Dal settembre del 2018 è scesa in campo per aiutare le famiglie in difficoltà. L’associazione nata per realizzare “Il sogno di Giulia Zedda” è una vera testimonianza di impegno sociale: una realtà operativa che prosegue ancora oggi ininterrottamente, senza sosta e tra mille difficoltà.

Il calvario di Giulia Zedda era iniziato quattro anni prima, nel febbraio 2014 a Cagliari: dai primi problemi di salute, fino agli interventi e alle analisi per conoscere la causa di una malattia. All’inizio la bambina avverte strane sensazioni, inizia a vomitare, accusa pesanti mal di testa. I genitori si preoccupano e accompagnano la figlia a sottoporsi ad alcune visite mediche, tra cui una risonanza magnetica che evidenzia un tumore cerebrale maligno. Non c’è tempo da perdere, i medici operano con urgenza: dodici ore di intervento e una rianimazione durata due giorni. Dopo aver trascorso un mese in ospedale Giulia non cammina e parla male: i medici riscontrano una metastasi midollare, purtroppo non si può intervenire nuovamente.

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Giulia Zedda con la mamma Eleonora

La perdita della figlia Giulia si trasforma in una vera e propria azione sociale per condividere, promuovere, realizzare progetti a beneficio delle persone. L’intenzione di essere un valido aiuto diventa quel sano motore collettivo che spinge quotidianamente Eleonora Galia, la mamma di Giulia Zedda. Questo sogno di diventare un sostegno per la società prende forma proprio il 14 settembre 2018, quattro mesi dopo la scomparsa di Giulia. È da quel momento che in via Giardini 159, in una portineria di un convitto, accolti e ospitati da Barbara e Roberto che fanno parte della comunità di Don Oreste Benzi, si apre il cancello e si comincia ad ascoltare le richieste di quelle mamme che avevano bisogno del piccolo sogno con umiltà, umanità e coraggio.

Con Eleonora, presidente dell’Associazione ‘Il sogno di Giulia Zedda’, cerchiamo di approfondire gli aspetti della storia per comprendere il valore sociale del volontariato.

Come nasce l’Associazione?

Nasce dal desiderio di Giulia, una bambina speciale, mancata quattro anni fa, dopo aver combattuto contro un tumore cerebrale molto aggressivo: medulloblastoma. Giulia ha dovuto sopportare tante sofferenze come la chemioterapia e la radioterapia, sempre con il sorriso. Prima di lasciare questa vita Giulia mi confessa una sua volontà: voleva donare tutti i suoi libri, tutti i suoi giochi, tutti i suoi abiti ai bambini meno fortunati di lei. Giulia è mancata al nostro affetto il 6 maggio 2018, il 14 settembre abbiamo aperto le porte de ‘Il sogno di Giulia Zedda’, organizzazione di volontariato, un luogo magico dove si paga con un sorriso.

Che ruolo ricopre all’interno dell’Associazione?

Sono presidente dell’Associazione da oltre tre anni, da quando è stata costituita.

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La sua passione per il terzo settore nasce da una disgrazia. Come è riuscita a trasformare il dolore in una importante azione sociale a beneficio delle persone?

Non è stato facile, all’inizio ero molto inesperta, ho dovuto scrivere di mio pugno lo statuto, affrontare tutti i cavilli burocratici, abbiamo cercato di realizzare il progetto di Giulia e negli anni il dolore si è trasformato in amore per i bambini che Giulia amava.

Può raccontare i progetti e le iniziative che l’Associazione intende promuovere nel futuro?

Abbiamo tanti progetti in via di attuazione, uno è stato appena realizzato, il progetto “Kaleidos, coloriamo il mondo“, arredare una stanza di oncoematologia pediatrica dell’ospedale San Pietro di Sassari. Non solo. Abbiamo anche un progetto che si chiama “Un gancio in mezzo al cielo” dove aiutiamo economicamente i bambini che fanno i viaggi fuori regione. Non ci fermiamo qui. C’è un progetto di sensibilizzazione e di informazione approfondita per l’iscrizione dei giovani dai 18 ai 35 anni, al registro per la donazione delle cellule staminali emopoietiche del midollo osseo. E ancora. Il progetto sempre attivo che si chiama “Attraverso le emozioni” con quattro psicoterapeute e un esperto PNL (programmazione neuro-linguistica) per i fratelli dei bambini malati di tumore, i bambini trascurati dai genitori per poter accudire meglio il bimbo malato; vengono ascoltati, aiutati a superare i momenti più difficili della malattia, perché quando perde la salute un bambino si ammala tutta la famiglia. Abbiamo quindici abiti da sposa, quattro già donati per le mamme che vogliono sposarsi con un bel vestito di alta moda.

Come organizzate la raccolta fondi per raggiungere gli obiettivi sociali dell’Associazione?

Non abbiamo mai realizzato una vera e propria raccolta fondi. Per essere in grado di affrontare le spese all’inizio della nostra attività in associazione abbiamo avuto dei gadget: magliette, borse, presine e guanti da cucina. Subito dopo è arrivato il cinque per mille. Nessuna sovvenzione da Comune e Regione. Abbiamo fatto tutto da soli, spesso auto-tassandoci.

Come rispondono le persone che entrano in contatto con la vostra realtà associativa?

Abbiamo sempre improntato la nostra Associazione sui valori dell’onesta e della trasparenza. Le persone sono molto generose, ci aiutano a sostenere le famiglie indigenti nelle loro necessità primarie: latte, attrezzature per i neonati, abbigliamento, libri giochi, cancelleria, tutto ciò che serve ai bambini. I benefattori rispondono alle richieste pubblicate sui social media quando chiediamo oggetti particolari come un passeggino gemellare per esempio. Stiamo creando un sito Internet per essere più presenti online.

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La Responsabilità Sociale delle Imprese è un argomento del XXI secolo? Qual è la sua opinione?

Il volontariato, inserito ora nel terzo settore, ha sempre assunto un ruolo determinante per supportare le Istituzioni che non riescono ad accontentare tutte le persone, soprattutto da quando è diventato più difficile sopravvivere e riuscire ad avere una vita dignitosa.

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Dopo tanti appelli e ricerche è stato inaugurato un nuovo spazio associativo: si trova a Cagliari in via Baronia 13: qui il mercoledì e il venerdì dalle 16 alle 19 verranno regalati alle famiglie che hanno necessità vestiti, giocattoli e tanti altre cose utili per i bambini. Si potrà anche dare un’offerta minima per la maglietta dell’associazione oppure per i tanti gadget dedicati alla piccola Giulia e a tutti i bambini, il cui ricavato verrà utilizzato per raccogliere fondi per il pagamento dell’affitto mensile e le utenze della sede.

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