Crescita, sostenibilità e passione: le parole chiave del gruppo Davines

di Irene Cocco
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Nel mondo della bellezza e dell’estetica, il gruppo Davines incarna una fusione di tradizione, innovazione e attenzione all’ambiente. Ce ne parla Simone Gamberoni.

 

Nata negli anni ’80 in Italia dalla mente dei coniugi Bollati, era un laboratorio conto terzi di ricerca specializzato nella produzione di prodotti cosmetici di alta qualità. Il marchio come lo conosciamo oggi è Davines, nome arrivato con i figli Davide e Stefania che hanno lentamente ampliato gli orizzonti dell’azienda, abbracciando una visione più ampia e creando prodotti che celebrano la genuinità e la diversità. L’evoluzione ha portato la nascita di due distinti brand sotto lo stesso ombrello: Davines e Comfort Zone. Entrambi i brand oggi sono sinonimo di eccellenza e sostenibilità nel loro rispettivo settore, hair e skin care. Abbiamo intervistato il consulente commerciale di Comfort Zone Simone Gamberoni.

 

Avete un’architettura unica dei vostri spazi aziendali, in particolare riguardo al Bistrot e agli uffici. Come questi riflettono la filosofia e i valori del Gruppo?

 Il Davines Group Village è la nostra sede principale, alle porte di Parma. All’interno c’è anche il Bistrot, un luogo dove i dipendenti possono rilassarsi per prendere un caffè e pranzare. I cibi che vengono preparati sono tutti da agricolture biologiche dei dintorni e tendenzialmente a chilometro zero: questo perché la salute alimentare ci sta molto a cuore. L’intero design degli spazi aziendali è stato ispirato dai tradizionali cascinali della pianura Padana, contraddistinti da un’ampia area aperta al centro. Abbiamo avuto la fortuna di collaborare con l’architetto Matteo Thun, originario dell’Alto Adige, che ha vinto il concorso per la progettazione di questi spazi e ha brillantemente integrato gli ideali dell’azienda nel design, utilizzando vetro e legno. Il vetro, in particolare, è simbolico per noi perché rappresenta la trasparenza, uno dei nostri valori principali. Questa trasparenza è evidente negli uffici, che sono tutti dotati di ampie vetrate, permettendo a tutti di vedere e sentirsi connessi. L’edificio si compone di due ali principali: una dedicata all’esposizione retail e l’altra suddivisa tra spazi commerciali e “intelligence”. Da quando nel 2018 il Davines Village è stato inaugurato, abbiamo continue visite giornaliere da tutte le parti d’Italia ed estero da diverse categorie di settore, giornalisti, università e perfino laboratori didattici per bambini. Un virtuoso modo di fare impresa preso ad esempio e ispirazione da molti.

Parliamo della gestione. Chi sono le figure chiave dietro questa grande azienda?

Siamo guidati da Davide Bollati, perché anche se siamo un gruppo internazionale, manteniamo un approccio di lavoro familiare. Mentre molte aziende della nostra dimensione vengono assorbite da grandi conglomerati, noi teniamo salda la nostra identità. L’Amministratore Delegato è Anthony Molet, con noi da circa 15 anni e, sebbene sia franco-americano, ha un cuore profondamente italiano. Alla guida dei brand, abbiamo come Global General Manager l’inglese Mark Giannandrea per Davines e il francese Arnauld Goulin per Comfort Zone, oltre ai Direttori Italia Alberto Superchi per Davines e il cofondatore di Comfort Zone Davide Manzoni.

Novità in ambito ricerca e sullo sviluppo?

Abbiamo un laboratorio che conta ormai più di 40 formulatori, tra cui una responsabile che ha un’esperienza pregressa presso Chanel. Inoltre, il noto cosmetologo Umberto Borrellini da anni ci ammira ed è protagonista di aule formative nel nostro palinsesto education.

Davines-Germany

Con una presenza così forte nel panorama internazionale, come bilanciate la dimensione globale del Gruppo con i valori e la tradizione familiare?

Davide Bollati conserva la tradizione familiare pur essendo sempre attento alle evoluzioni del tempo presente. La sorella, Stefania Bollati, lavora su progetti di sostenibilità e integrazione delle diversità aziendali. Parlando di diversità, nel nostro team contiamo oltre 40 nazionalità. Applichiamo da anni un modello sviluppato di welfare aziendale e smart working, come il fatto che non c’è la cultura del “timbrare il cartellino”. Crediamo nella responsabilità e nella passione.

Siete molto attenti alla sostenibilità e avete ricevuto diversi riconoscimenti. Ce ne può spiegare alcuni?

Siamo nel circuito BCorp come “B Corporation” con un punteggio mondiale piuttosto alto anche in proporzione alle nostre dimensioni. Ciò significa che uniamo l’etica e la sostenibilità al business, e siamo stati tra le prime aziende italiane a far parte di questa comunità. Siamo inoltre orgogliosi di far parte dell’associazione Altagamma, che celebra le eccellenze italiane nel mondo. Ogni anno redigiamo un rapporto sulla sostenibilità, e siamo carbon-free dal 2018. Tutti i nostri materiali sono eco-compatibili, le plastiche che utilizziamo per imbottigliare i nostri prodotti sono biodegradabili e di origine vegetale.

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