Khadija Cirafici: «La nostra missione è far sentire le persone al sicuro»

di Veronica Rossetti
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Intervista all’associazione Mi Diras Nur, nata a sostegno di donne e uomini che hanno subito violenza, in ogni sua forma, per dare loro nuova autonomia e fiducia nella vita.

 

L’associazione Mi Diras Nur è «una ginestra di rara bellezza nata su un suolo arido». Parole della sua fondatrice Khadija Cirafici, che ha creato il progetto nel 2014 per poter aiutare altre donne che, come lei, hanno subito violenza. Per trovare la forza di rinascere, nonostante la sofferenza. Khadija è quindi riuscita a trasformare un evento doloroso e ingiustificato in un faro di speranza per altre donne. Mi Diras Nur è diventa una realtà strutturata nel 2017 per portare più servizi a tutte le donne (ma anche gli uomini) che hanno subito una qualsiasi forma di discriminazione. La fondatrice ci ha raccontato la nascita e l’attività dell’associazione, entrambe intrecciate alla sua storia personale, contenuta nel libro “Anima Salva.

Com’è nata la vostra associazione?

Mi Diras Nur nasce un giorno da un forte bisogno di portare un messaggio a chiunque sia vittima di violenza, uomini o donne: non sentirsi soli o sole. Era il 2014. Quel giorno, insieme a una mia carissima amica, ci svegliamo pensando a un nome che potesse essere impattante e così scopriamo la traduzione di «Non sei solo» in esperanto, cioè «Mi Diras Nur». Ci scriviamo la frase sulle mani e la facciamo circolare nel web. Nel giro di poche ore mi arrivano ‘mani’ da tutta Italia in sostegno al progetto. È stata un’emozione indescrivibile.

Qual è la sua missione? 

La nostra missione è far sentire le persone in un luogo sicuro, un cerchio di non giudizio dove possano riprendere in mano la propria vita senza sentirsi sole. Nel 2017 decidiamo di trasformare il progetto in Associazione di aiuto per le donne (ma accogliamo anche gli uomini, cosa che non tutte le associazioni fanno) che hanno subito molestie, maltrattamenti e violenze fisiche e psicofisiche, restituendo loro armonia e maggior senso di dignità e autostima. 

Il processo di trasformazione è stato naturale in quanto raccontando la mia storia molte donne iniziarono a chiamarmi, alcune per essere accompagnate a denunciare. Compresi che avevo bisogno di una struttura, fu così che arrivarono i volontari ora visibili sul sito. Inoltre ci proponiamo come obiettivi la creazione di attività per sensibilizzare su una cultura non-violenta e sulle problematiche derivanti da situazioni di violenza alle donne, tutt’ora, purtroppo largamente diffuse. Collaboriamo quindi con i servizi e gli specialisti del territorio per prese in carico globali e strutturate.

Quali sono le vostre attività?

Abbiamo uno sportello online, dove è possibile parlare direttamente con me in un primo step. In un secondo momento, in base ai singoli casi, consiglio alla persona di rivolgersi agli avvocati presenti o alle psicologhe del nostro team.

Avete progetti passati di cui andate particolarmente fiere?

Il progetto che verrà portato ancora avanti è il fondamento di Mi Diras Nur: si tratta di un cerchio di condivisione con eventi di varia natura tra cui l’autodifesa e il lavoro sul corpo. Con l’aiuto della psicoterapeuta Roberta Porta, invece, proponiamo incontri di trauma yoga, cioè movimenti di ascolto libero per tornare a sentire il proprio corpo. Credo fortemente nella potenza di sedersi in cerchio donne e uomini per non sentirsi soli.

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Photo: Morgana Photography

Quali progetti futuri avete?

Stiamo organizzando il nuovo calendario degli eventi che porteremo in giro oltre alla nostra presenza nelle scuole, aggiorniamo Instagram con le date.

Di cosa parla il suo libro “Anima Salva”?

Ho scritto questo libro nel momento in cui sono uscita dalla narrazione di vittima: ho voluto togliere potere alle persone che mi avevano violentata. Per troppi anni sono sta la donna che aveva subito uno stupro, ma io sono prima di tutto una donna che si è ricostruita, e che si è presa la responsabilità del suo benessere. Nel libro racconto la mia storia e propongo degli esercizi e delle riflessioni per dare forza a chiunque ne abbia necessità. Tutti, indipendentemente da quanto soffriamo, abbiamo il diritto di riprenderci la vita che meritiamo. Sento da sopravvissuta di non potermi far schiacciare dalla mia storia e di dover lottare e proseguire con la mia missione e con la missione di Mi Diras Nur, anche per chi non ce l’ha fatta.

Sono aumentate le richieste d’aiuto ultimamente?

Le richieste sono aumentate dal Covid, ma è anche aumentato il tenere nascosto, il tacere e il non denunciare. Le persone, oggi, sono ancora più portate a non parlare. È aumentata la paura, soprattutto perché lo Stato non ci tutela.

Avete anche uno sportello accoglienza minori: come supportate un minore in cerca di aiuto? 

Supportare un minore è delicato ma fortunatamente abbiamo psicologhe empatiche che possono venire loro incontro per ascoltarli, accoglierli e accompagnarli in un percorso di recupero. Voglio raccontare un aneddoto che fotografa la situazione attuale della nostra società e delle difficoltà che vivono oggi i giovani. Abbiamo organizzato un intervento in un liceo classico di Milano, in cui ci siamo concentrate sull’importanza dell’amore verso sé stessi, del rispetto e dell’accettazione del proprio corpo, così com’è. Abbiamo affrontato anche il tema delicato dei social media e di quanto possano rendere difficile il rapporto con noi stessi. Spesso, stiamo poco bene a causa del continuo paragone con le vite degli altri, dimenticandoci che, molto spesso, sono a loro volta proiezioni ideali e della nostra unicità. Alla fine dell’intervento, tornata a casa di sera, avevo il mio Instagram pieno di minorenni che chiedevano aiuto.

Quanto è importante il marketing digitale per la vostra associazione?

È molto importante, lo è sempre stato. Per alcune di noi lo è anche a livello professionale. Ad oggi abbiamo con noi una social media manager che ci supporta su questo fronte. È fondamentale anche per le donazioni. Il digitale può dividere, è vero, ma può anche unire: basta poco per essere un monito e il campanello che in qualsiasi momento ricordi ad altre donne che unite possiamo fare la differenza.

 

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