Adozione, affido, sostegno: la sfida di Ai.Bi. per combattere l’abbandono minorile

di Patrizia Tonin
0 commento
cover-aibi-Papusse
Oltre a operare in Italia con una sede nazionale e 10 regionali, l’Associazione Amici dei Bambini è presente nel mondo in 33 Paesi fra Europa dell’Est, Americhe, Africa e Asia. «È cambiato il rapporto con le aziende: prima si limitavano a sponsorizzare i progetti, oggi entrano nelle attività di CSR con maggior senso di cooperazione».

A presentarci i progetti, la mission e le attività di Ai.Bi., anche in ambito della Corporate Social Responsibility, sono Cecilia Cinelli, ufficio comunicazione e raccolta fondi di Ai.Bi. e Michele Torri, Responsabile Attività Istituzionali e referente per le attività di adozione e la cooperazione internazionale di Ai.Bi.

Una breve descrizione di Ai.Bi. con mission e valori.

Nata nel 1983, dall’iniziativa di due genitori adottivi, Marco Griffini e Irene Bertuzzi, e il sostegno di due padri spirituali, Don Carlo Grammatica e Padre Mario Colombo, Ai.Bi. nel 1986 diventa organizzazione non governativa che lavora al fianco dei bambini ospiti negli istituti di tutto il mondo per combattere l’emergenza abbandono.

amici-bambini-aibi-eventiAi.Bi. è composta dall’Associazione, dalla Fondazione che è stata creata per attività commerciali e per erogazione di servizi e, infine, dalla Cooperativa a cui fanno capo le strutture con attività sul territorio, come le family house. Negli anni il lavoro si è ampliato sviluppando soprattutto la cooperazione. Storicamente è tra i principali enti riconosciuti per l’adozione internazionale, che costituisce il cuore pulsante dell’Associazione. Le attività principali sono la gestione burocratica, il supporto alle coppie, il lavoro di formazione e accompagnamento delle coppie all’estero anche per adottare bambini in difficoltà. In passato, si adottavano bambini di 2-3 anni, ora sono più grandi e può capitare di adottare più fratellini per mantenere saldi i rapporti tra fratelli/sorelle. Il principio secondo il quale Ai.Bi. intende la sua missione è quello di “Dare a ogni bambino abbandonato una famiglia”, non di dare un bambino alla famiglia. Questo significa che per noi è il bambino al centro di tutto. Abbiamo 4 obiettivi principali: prevenzione all’abbandono; sospensione dell’abbandono; superamento dell’abbandono e accompagnamento alla vita da maggiorenne. L’adozione è uno degli strumenti per superare l’abbandono, così come il ricongiungimento familiare.  Per le attività di prevenzione intendiamo, per esempio, interventi diretti grazie ai finanziamenti internazionali. Il lavoro che Ai.Bi. fa all’estero riguarda la fase di accompagnamento, operando sul piano di vita dei bambini dai 18 anni in poi. È un lavoro complesso. Poi c’è il lato dell’emergenza in Ucraina, Moldavia e Siria dove svolgiamo interventi per bambini e famiglie.

Di cosa si occupa invece Faris?

La scuola internazionale Faris, Family Relationship International School, lanciata nel 2021, si inserisce nel contesto formativo, di consulenza e di accompagnamento dell’Associazione e fa parte della Fondazione. Si tratta di un centro d’eccellenza dove l’esperienza di quasi 40 anni di Ai.Bi. nell’accompagnamento delle famiglie è a disposizione delle stesse, degli operatori del sociale, delle aziende e della comunità. Abbiamo investito molto nella formazione con corsi di approfondimento o seminari specifici destinati ai neo genitori, come “Incontro con mio figlio” che è tenuto da una coppia adottiva alla presenza di psicologi durante un weekend intensivo. Uno degli obiettivi di Faris è far cambiare la visuale anche degli aspiranti genitori, proprio grazie alla formazione.

trasporto-aibi-onlus

Come si può sostenere Ai.Bi.? Avete anche volontari, insegnanti o educatori?

Per sostenere le attività di Ai.Bi. – soprattutto l’adozione internazionale e gli interventi di cooperazione – ci avvaliamo dei finanziamenti pubblici e altri enti donatori; delle donazioni da individui privati o da aziende; del sostegno a distanza con donazioni continuative. Le donazioni sono In Kind, in prodotti o iniziative solidali, poi c’è anche il volontariato aziendale fatto dai dipendenti delle aziende che ci sostengono, esistono i laboratori di ceramica e i regali solidali. Infine, abbiamo una Cooperativa che lavora con educatori che possono essere beneficiari di attività in Italia, oltre al lavoro normale in Ai.Bi., e con interventi di cooperazione all’estero. Un altro lavoro in crescita è quello nei confronti della povertà educativa, i cui beneficiari sono soprattutto le famiglie vulnerabili in Italia.

Qual è il rapporto che la vostra onlus ha con le aziende che sostengono il terzo settore? Cosa pensate in generale del ruolo che oggi le imprese hanno verso la CSR?

Negli anni abbiamo notato che la modalità del sostegno da parte delle aziende è cambiata perché quest’ultime preferiscono sempre più la relazione “one to one” con Ai.Bi. Se prima era importante la sponsorizzazione a progetto, ora c’è molta più cooperazione con e tra le aziende, che vogliono essere più presenti nelle fasi di progettazione e allo stesso tempo hanno un forte desiderio di comunicare i propri valori interni e valorizzare le persone. C’è inoltre molto più interesse e consapevolezza in ambito CSR. 

aibi-siria-progetto

Il trend, a nostro avviso, sarà una maggiore cooperazione tra aziende e terzo settore. La CSR è sempre più strategica: in Ai.Bi. esiste una maggiore integrazione degli aspetti correlati, così come le aziende sono sempre più indirizzate verso la sostenibilità e il sociale. In questo ambito il nostro ufficio comunicazione – che si occupa di ufficio stampa, donazioni e raccolta fondi – ha un ruolo fondamentale perché fa da “megafono” attraverso gli sms, le campagne di sensibilizzazione, i video e il fundraising. Oltre a costruire relazioni con i donatori, sia privati sia aziende, offline e online. La raccolta fondi di Ai.Bi., inoltre, realizza iniziative più mirate, il cui target è principalmente quello dei grandi donatori. 

 

You may also like

Lascia un commento